venerdì 18 maggio 2018

Giro 2018 - Sotto casa

La fuga del giorno transita a Fano, sotto il Pincio (foto Diana Federico)
Strano l’impatto del Giro su una piccola città. Ieri a l’ora di pranzo tutta Fano era riversa in strada per il passaggio dei corridori. Persino mia moglie e mia figlia, autrici delle foto di oggi, che volevano darmi una mano con il blog, mentre io per un giorno mi sono goduto soltanto il passaggio, senza neppure scattare una foto, senza reflex, persino senza cellulare in mano. Ti rendi conto di tante cose di cui non ti accorgi quando sei intento a cogliere immagini dalla corsa. Ti accorgi di chi sta intorno, del silenzio degli attimi prima del passaggio e di come velocemente la strada torni alla normalità dopo il passaggio. Tutti a pranzo, era ora!

Il gruppo a Fano, davanti a Porta Maggiore (foto Natalya Djarimbetova)

giovedì 17 maggio 2018

Giro 2018 - La corsa senza testa

Chris Froome alle prese con le colline Marchigiane
Osimo se ne sta lassù, adagiata su una collina dolcissima e circondata da campi di grano colorati dai papaveri. Ieri era la giornata ideale per godersi una tappa del Giro, con una temperatura gradevole e nuvole innocue che puntellavano il cielo e nonostante fosse infrasettimanale la città era invasa da tante persone che aspettavano i corridori. Tutti siamo però rimasti stupiti da l’anticipo con cui la corsa è giunta in città; con quasi mezzora sul l’orario di tabella. Complice un andatura folle di gara, che ha poi consentito un fuori programma, con i big della classifica che se la sono data di santa ragione risalendo la collina dei Senza Testa. Chissà se giungendo proprio in centro città i corridori abbiano avuto modo di valutare lo splendore di questo borgo che poi riflette quello della sua regione. Puoi confonderli tutti questi nuclei che dominano le valli con i loro torrioni e le loro mura. Loreto e Castelfidardo non sono da meno. Ma quassù tagliarono la testa delle statue romane, forse per trovarvi dell’oro nascosto a l’interno. Il taglio è preciso e non fu l’incuria a decapitarle. Così ieri nessuno si è stupito il momento in cui colui che doveva essere il faro del Giro è stato fatto fuori dalla testa della classifica, forse definitivamente. Da queste parti non scherzano.

martedì 15 maggio 2018

Giro 2018 - Overlook Hotel



Neppure dovevo esserci a Campo Imperatore, e non ci sarei stato se la sera prima non avessi ricevuto la telefonata di Gennaro, che era già lassù assieme a Marino e mi aspettava per vedere il Giro. Un incontro tanto atteso dopo l’avventura dello scorso anno (leggi qui), che non potevo rimandare ancora. La loro fotografia sul piazzale a duemila metri era un richiamo irresistibile, ed è così che anche il mio Giro è cominciato.

Campo Imperatore colpisce per le distanze e per le dimensioni di ciò che lo circonda. Ti colpisce per l’hotel di colore rosso, che tanto sa di Overlook Hotel, per la vecchia funivia trasformata in un ostello, per l’odore di arrosticini e per la sensazione di essere piccoli e fragili. E’ uno dei posti più freddi d’Italia, con venti invernali che mettono a dura prova le strutture, che sono in continua ristrutturazione. Domenica per fortuna questo luogo ha mostrato il suo lato migliore, con i bucaneve che dominavano i prati, ed uno splendido sole che ogni tanto faceva capolino, ma già la sera, poco dopo l’arrivo, le nubi si sono abbassate e l’aria diventava subito pungente. C’era una piccola fetta d’Abruzzo là in alto, rappresentanti di tanti piccoli borghi che si ritrovavano e si incontravano riconoscendosi. Quasi come se questa regione fosse poi un unico borgo, unito dall’amore per le proprie origini, messo a dura prova da tempi difficili, dalle tragedie che hanno segnato queste comunità in modo profondo, dalla terra che trema e dalla troppa neve che interrompe la vita d’inverno. Non solo quello, perché il vino e gli arrosticini qui sono diversi rispetto a qualsiasi altro luogo d’Italia e chi ti vuole introdurre alla cucina domestica ti parla di pecora coatta e di callara. L’Abruzzo è forse la regione più segreta d’Italia, quasi separata da questi monti, dal Tronto e dal Trigno; è due anni che il Giro visita i suoi monti (l’anno scorso la Maiella), e sarebbe ora di entrare più in profondità nel cuore del Pescarese o del Teramano, tra colline da favola, ed un buon piatto di pecora. Come si usa da quelle parti.

Gennaro e Marino ed il loro invito irresistibile

domenica 13 maggio 2018

Giro 2018 - L'ultimo Giro di giostra


Sull'Etna si sale per vedere i crateri sommitali e i Crateri Silvestri. Camminate lunghe, impegnative, col terreno roccioso che diventa improvvisamente morbido e fa affondare per un piccolo tratto le scarpe da trekking. Sull'Etna si sale per visitare l'Osservatorio Astrofisico e volgere lo sguardo al cielo, in cerca di una congiunzione astrale che faccia, chissà, cambiare il corso delle cose. Sull'Etna si sale per togliersi di dosso lo stress del quotidiano e volgere lo sguardo al mare, che riposa quasi 2000 metri più in basso, dove l'aria non è così fresca come quassù.

Sull'Etna si sale anche per vedere il Giro d'Italia. Spesso. Magari da versanti diversi, perché scoprire nuove rotte è una voglia intrinseca di chi va in bici, anche solo per diletto. Fin dove arriva la strada, c'è un rifugio che si chiama Sapienza ed ha un nome che si adatta bene a rappresentare e guardare tutta la Sicilia dall'alto. L'Etna è un vulcano, l'Etna è un simbolo e una guida, una meta, un riferimento visivo, una sicurezza, ossimoro della sua natura.

Ma è il caso di riavvolgere il nastro della tappa, prima di tornare quassù. Sì, perché Caltanissetta (che un po' come la sua assonante Alanis non sai mai quante n e s mettere) è una città delicata e partecipe, avvolgente per come si contorce nelle sue strade strette, ariosa per come si apre improvvisamente verso la zona della partenza e dei bus. Dove ciclisti e fotografi rimangono sorpresi dal calore infrasettimanale del pubblico, arrampicato sulle transenne e affacciato dai balconi. Il percorso verso il foglio firma è una fase spesso ignorata della corsa, spesso a ragione. Ma non qui, dove è un valore aggiunto notevole per la giornata. Perché, ad esempio, in un bar incontro il signor Antonio, volontario della Croce Rossa al suo 10° Giro d'Italia. Oppure perché un signore mi ferma e mi chiede se i ciclisti passeranno proprio da lì, non se li vuole perdere per nessuna ragione.

È l'ultimo giorno di festa per questa terra meravigliosa, l'ultimo giro di giostra, prima di tornare alla normalità, al lavoro, alla famiglia. L'atmosfera per le strade è ancora piena di curiosità ed emozione, perché il ciclismo è così, come il sorriso rassicurante che si allarga sulla faccia di Esteban Chaves, che da Caltanissetta all'Etna ci ha messo meno di tutti e forse un giorno tornerà qua per rilassarsi, pedalare un po' meno veloce e godersi le ricchezze che si offrono ai suoi occhi.

giovedì 10 maggio 2018

Giro 2018 - Un sorriso lungo 50 anni



La Sicilia sorprende continuamente. Perché è varia, mai uguale a se stessa, composta ma articolata, dietro l'angolo una novità che lascia sempre nascere un pensiero diverso da quello cresciuto alla curva precedente. Un alternarsi di storie e culture, un intreccio di personaggi e paesaggi, piatti e dialetti.
E allora capita che partenze e arrivi del Giro numero 101 non si assomiglino fra loro, ma offrano ciascuno la sua identità profonda. Senza vergogna o timidezza, con orgoglio e un pizzico di sana rivalità.

Agrigento è un "paesone", pochi abitanti, tanta storia. Quella esposta nella Valle dei Templi, che di notte emergono dal buio come in una stanza di un museo. Il caos di Catania è lontano e di sera risuonano i passi solitari in Via Atenea, mentre l'ennesima storia sicula dipinge il suo contorno fra il cibo ottimo di una piazzetta nascosta. Il mare è uno sfondo costante e anche i corridori che scendono dai bus un occhio lo buttano giù, dove un paio d'ore dopo pedaleranno in cerca di fughe e spremute di gambe. Lungo la costa, movimentata da viadotti e valli, che porta la carovana in provincia di Trapani, al lato di un mare invidiato.

Il Corso di Santa Ninfa è pieno di gente, in un pomeriggio fresco, che quando spunta il sole le maniche si dimezzano rapidamente. Il Corso di Santa Ninfa è Viale Piersanti Mattarella, segno che la storia, qua, rimane forte e presente, proprio - forse casualità, forse no - un 9 maggio. La storia che 50 anni fa è arrivata anche qui, prepotente, in una valle diventata improvvisamente meno silenziosa. In molti hanno ancora negli occhi e nell'anima quei giorni, ma non hanno mai avuto negli occhi un Giro d'Italia. Ed è un regalo che oggi segnerà per sempre questa cittadina del Belice che, nel corso degli anni, ha perso abitanti, ma ha conservato memoria. Che si legge ben chiara negli occhi degli uomini e donne che, tantissimi, aspettano con ansia e trepidazione il loro giorno speciale, il loro giorno del riscatto e della novità. Qualche finestra è chiusa, ma le transenne non sono mai state così amiche come oggi. Oggi c'è il Giro e c'è un sorriso riconquistato.

mercoledì 9 maggio 2018

Giro 2018 - Tra Catania e Caltagirone



Come in una commedia che vive nei nostri giorni, ma affonda le radici in un passato nascosto e ricercato, Catania trasforma rapidamente il caos sregolato e nevrotico del traffico mattutino in una euforia dilagante e contagiosa, capace di smuovere artigiani anziani e scolaresche multietniche. È il Giro d'Italia, è una corsa di biciclette, è molto di più di una corsa di biciclette. Sant'Agata osserva dall'alto, o forse è scesa in strada anche lei ad applaudire questi 176 eroi, come li chiamano due ragazzi su un cartello bianco con la scritta in blu. La folla è straripante, il caldo inebriante, l'Etna addirittura scoperto dalle nuvole, anche lui vuole vedere quaggiù in santa pace. I corridori firmano. Firmano al podio e firmano autografi. I bambini cercano di riempire gli spazi dell'album del Giro e i genitori, bambini più di loro, li accompagnano nella caccia al tesoro.
Giuseppe Fonzi, l'ultimo in classifica generale, ma fra i primi a uscire dai bus. Tom Dumoulin, che rilassato parla con una famiglia olandese. Rohan Dennis, che 'rosa' lo può scrivere anche con le lettere del suo nome. E poi Gibbons con la banana nella tasca, gli immancabili tifosi colombiani.
Un riassunto di continenti in via Giuseppe Garibaldi, che in fatto di gruppi se ne intendeva discretamente.
"So' ffinite tutte cose" - che spero di aver trascritto bene - è il suggello finale a una città che, mai come oggi, può dirsi raggiante.
E allora c'è Caltagirone, che 202 chilometri più in là aspetta elegante e composta. Perché il Giro è mordi e fuggi, è un assaggio, è una goccia che cade si posa e poi scompare. Ma lascia il segno. Che non va più via.
La Scala di Santa Maria del Monte è un gioiello da 142 personalità. Un orgoglio per la gente del posto. Che la osserva stupita, dal basso e dall'alto. Perché una giornata così non se la ricordava quasi nessuno. Una giornata di festa, quasi come quella del patrono. Una giornata diversa. E attenzione perché i ciclisti "sono spericolati", arrivano "come fulmini".
Su un muro c'è uno striscione. Dice "Calta Giro", che è una meraviglia. I bambini assalgono i fischietti venduti come gadget e incidono in modo indelebile la colonna sonora di questo pomeriggio che scalda la pelle. Hanno quasi più fiato dei ciclisti, a giudicare dalle loro performance da futuri arbitri.
Il sole cala lento, si poggia sulle colline che circondano la strada per Gela e ne disegna i contorni, col mare ormai scuro alle spalle. Da domani tornerà l'umidità della sera, a far rimanere il Giro come un giorno che sa già di nostalgia.



martedì 8 maggio 2018

Giro 2018 - La Sicilia


Si riparte dai profumi della Sicilia, quelli che da bordo strada entrano di prepotenza dai finestrini aperti, lungo viali fioriti e sotto un sole perfetto, col mare che appare quasi a ogni curva, come sfondo di un quadro in divenire. Blu, come il colore di qualche casa di Portopalo, come il gusto di un gelato di Siracusa, come il cielo limpido di Noto. Una terra complessa, che offre una cultura corposa da scoprire, anche di ciclismo. C'è stato un Campionato del Mondo ad Agrigento (con le prove a cronometo a Catania), l'alfiere che inorgoglisce i siculi è Vincenzo Nibali. Per questo il ciclismo qui è di casa, ospite gradito e accolto, rispettato e coinvolto.
Sotto lo sguardo curioso dell'Etna.